Sociale & Caregiver

Disabilità sociale

il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza discriminazioni fondate sulla disabilità

caregiver

entrato ormai stabilmente nell’uso comune; indica “colui che si prende cura”

L’inclusione sociale delle persone con disabilità: un processo ancora lungo

Un Quadro Basato sui Dati

La mancanza di autonomia individuale e l’incapacità di compiere le proprie scelte sono sicuramente tra gli aspetti più gravi che le persone con disabilità possono sperimentare nel corso della loro vita, una condizione che è la risultante di numerose situazioni di svantaggio che interagiscono tra loro in maniera negativa. La condizione di salute è uno dei fattori di rischio principali, ma altrettanto importanti sono i deficit nella disponibilità di beni e opportunità che caratterizzano la vita delle persone, tra i quali il livello di istruzione, l’occupazione, la disponibilità di reddito, la partecipazione alla vita sociale, culturale e sportiva. 

Nel nostro Paese le persone con disabilità sono circa 4 milioni e 300 mila, il 6,3% della popolazione, in maggioranza anziani, quasi 1 milione e mezzo di ultra settantacinquenni, più del 20% della popolazione in quella fascia di età, e 990.000 di essi sono donne.

La "Geografia"

La “geografia della disabilità” vede al primo posto le Isole, con un’incidenza del 6,3%, contro il 4,8% (il valore più basso) del Nord. Le Regioni nelle quali il fenomeno è più diffuso sono l’Umbria e la Sardegna (rispettivamente, l’8,7% e il 7,3% della popolazione). Veneto, Lombardia e Valle d’Aosta sono, invece, le Regioni con la prevalenza più bassa: il 4,4%.

Data la struttura particolarmente anziana della popolazione con disabilità, un punto critico è rappresentato dal fatto che oltre un quarto delle persone vive solo, così come la quota di persone che vive con uno o entrambi i genitori (circa il 10%). Infatti, questi ultimi, sono particolarmente vulnerabili, poiché rischiano di vivere molti anni da soli, senza supporto familiare; questo rischio è piuttosto diffuso, perché un numero elevato di persone con disabilità sopravvive a tutti i componenti della famiglia (genitori e fratelli), anche prima di raggiungere i 65 anni

 

Caregiver disabili: chi è

Con il termine “caregiver” si intende colui che assiste un anziano non autosufficiente o un soggetto disabile. In particolare la Legge di bilancio 2018 (L. n. 205 del 27 dicembre 2017) fornisce (articolo 1 comma 255) una definizione di “caregiver familiare” da identificarsi con chi, si legge nel testo, assiste “e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi  della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado”.

L'Inclusione Sociale

Ripartire dai diritti

L’importanza della salute va al di là dell’aspetto materiale, poiché l’OMS la definisce come uno “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. In altre parole, la salute viene considerata un mezzo e una risorsa che abilita le persone a condurre una vita soddisfacente sotto tutti i profili, compreso quello della propria realizzazione sociale. Lo stato di salute delle persone con limitazioni gravi è sensibilmente peggiore di quello del resto della popolazione; in particolare, esse soffrono più frequentemente di una o più patologie croniche.

Il ruolo delle famiglie

La famiglia è, nel nostro Paese in modo particolare, un’istituzione fondamentale per la vita delle persone con disabilità, poiché spesso svolge un ruolo importante nel contrastare il rischio di esclusione sociale. In Italia sono circa 2 milioni e 300mila le famiglie nelle quali vive almeno una persona con disabilità Spesso la rete di aiuti informali non è sufficiente per le famiglie, le quali sono costrette a richiedere dei servizi a pagamento, come testimonia il fatto che quasi un quarto delle famiglie con disabili li acquista sul mercato. Inoltre, le famiglie con disabili sostengono costi per l’acquisto di medicinali e per le cure mediche (il 79,2%). L’incidenza di queste spese sui bilanci familiari è considerata molto pesante da circa la metà delle famiglie e l’aggravio cresce considerevolmente se si considerano anche le spese per l’assistenza domiciliare con personale specializzato. A questo carico economico si aggiunge la ridotta disponibilità di reddito che si riscontra in queste famiglie: il loro reddito annuo equivalente medio è di 17.476 euro inferiore del 7,8% a quello nazionale. Il livello di reddito mediamente più basso e il carico delle spese incomprimibili determina un elevato rischio di deprivazione materiale delle famiglie con disabili.

Partecipare alla vita sociale

L’inclusione sociale si esprime anche attraverso la partecipazione a numerose attività, in particolare quelle culturali e sportive. Solo il 9,3% delle persone con disabilità va frequentemente al cinema, al teatro, a un concerto o visita un museo durante l’anno. Nel resto della popolazione il dato è il 30,8%. L’influenza negativa dell’ambiente sulla fruizione culturale è evidente, visto che solo il 37,5% dei musei italiani, pubblici e privati, è attrezzato per ricevere le persone con limitazioni gravi; appena il 20,4% di essi offre materiale e supporti informativi (percorsi tattili, cataloghi e pannelli esplicativi in braille, ecc.) che possono essere indispensabili per rendere la visita un’esperienza utile e di qualità. Anche la pratica sportiva è più bassa di quella osservata nel resto della popolazione, infatti fa sport regolarmente solo il 9,1% delle persone con disabilità, contro il 36,6% del resto della popolazione. In generale, quasi l’80% delle persone con disabilità è completamente inattivo e un milione di essi attribuisce questa scelta a un problema di salute.

I sostegni disponibili

Il sistema di protezione sociale nel nostro Paese interviene con trasferimenti economici, servizi e strutture per assistere le persone con disabilità e ridurre il rischio di emarginazione. Le Regioni, attraverso i loro Servizi sanitari regionali, offrono assistenza socio-sanitaria alle persone con disabilità, erogando servizi ambulatoriali e domiciliari o ricoveri in strutture residenziali e semiresidenziali. Un’altra componente di assistenza è quelle di pertinenza dei Comuni, i quali erogano interventi e servizi finalizzati a garantire l’attività di cura e supporto per l’integrazione sociale.

Istruzione e Lavoro

il diritto all’istruzione delle persone con disabilità come strumento per lo sviluppo delle loro potenzialità, come garanzia della loro dignità umana nonché mezzo indispensabile per la loro autonomia individuale e la capacità di compiere scelte in condizioni di libertà e di pari opportunità. Considerando la classe di età 35-54 anni nella quale si può ritenere conclusa la formazione scolastica e universitaria, tra le persone con disabilità solo il 44,5% degli uomini e il 46,3% delle donne ha almeno il diploma di scuola secondaria superiore. Nel resto della popolazione le corrispondenti percentuali sono: 59,0 e 64,8%. I dati mettono in luce significative differenze tra le persone con disabilità e il resto della popolazione, il 49,8% degli alunni con disabilità si è iscritto ad una scuola con indirizzo professionale, contro il 20,1% del totale degli alunni. Ciò vuol dire che circa la metà degli alunni con disabilità privilegia indirizzi formativi orientati al lavoro immediato e rinuncia di fatto a prolungare la propria formazione fino all’università. La disoccupazione, comporta una significativa perdita di libertà ed è una delle cause principali di esclusione sociale. Ciò avviene non soltanto perché dal reddito dipende la possibilità di condurre una vita indipendente e dignitosa, realizzando le proprie aspirazioni, ma anche perché l’assenza di lavoro può impoverire le relazioni umane e compromettere lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni sociali. Anche in questo ambito di vita, si riscontrano degli evidenti svantaggi, come testimonia il fatto che, nella popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni, risulta occupato solo il 31,3% delle persone con disabilità (26,7% tra le donne, 36,3% tra gli uomini) contro il 57,8% registrato nel resto delle persone.
In conclusione, anche le famiglie di queste persone si trovano in forte difficoltà, poiché esse sperimentano situazioni che incidono fortemente sulle capacità di produrre reddito e sugli stili di vita. Nonostante questo, la famiglia ha sempre giocato un ruolo fondamentale, ma in prospettiva, la rarefazione delle reti familiari e il progressivo invecchiamento della popolazione rischiano di mettere in crisi la sostenibilità del modello di welfare del nostro Paese basato sul loro significativo apporto.

Inclusione Sociale

un concetto che rappresenta un approccio avanzato rispetto ai processi d’integrazione sociale

Alcune Questioni

Menomazioni visive; Disabilità inerenti la propria sussistenza; handicap nell’integrazione sociale; Menomazioni viscerali; Disabilità nella destrezza; handicap nell’autosufficienza economica; Menomazioni scheletriche; Disabilità “circostanziali”; Altri handicap.

Il Servizio Sociale e Socio-Sanitario dell’Unione realizza interventi a sostegno delle persone disabili e delle loro famiglie, residenti nei 9 Comuni dell’Unione, per la piena valorizzazione delle potenzialità e delle opportunità individuali nonchè per la migliore integrazione/inclusione sociale.

Mira all’ eliminazione di ogni forma di discriminazione. Spinge verso il cambiamento del sistema culturale e sociale per favorire la partecipazione attiva e completa di tutti gli individui. Mira alla costruzione di contesti inclusivi capaci di includere le differenze di tutti, eliminando ogni forma di barriera.

In assenza di una disciplina specifica che regolamenti tale categoria, non è necessario presentare alcuna domanda per poter essere riconosciuti caregiver, dato che a tale condizione, di per sé, il nostro ordinamento non riconosce specifiche tutele.

I soggetti che possiedono 41 anni di contributi e hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima di aver compiuto 19 anni di età e assistono un familiare disabile con handicap grave (legge 104 del 5 febbraio 1992 articolo 3 comma 3) convivente, possono chiedere la pensione anticipata.

L’assegno è finalizzato a sostenere il lavoro di cura e assistenza garantito dai caregiverfamiliari, destinato prioritariamente alle persone con gravissima disabilità o con disabilità grave. L’importo dell’assegno non può essere superiore a 800 euro, fino al completo esaurimento delle risorse.

La Legge di bilancio 2018 ha istituito (articolo 1 comma 254) un apposito fondo, presso il Ministero del lavoro, per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare.

La dotazione iniziale è stata fissata in venti milioni di euro per ciascuna delle annualità 2018, 2019 e 2020, da utilizzare per finanziare singoli interventi di promozione del ruolo di chi presta assistenza ai familiari.

Le risorse sono state recentemente sbloccate (DPCM del 27 ottobre 2020 pubblicato però in Gazzetta ufficiale il 22 gennaio 2021) per un ammontare complessivo di circa 68 milioni di euro.

A questo punto la palla passa alle Regioni che, per accedere ai fondi, dovranno adottare specifiche linee guida per la programmazione degli interventi di sostegno ai caregiver. Una volta accolta la domanda regionale, le risorse, trasferite dallo Stato, saranno a loro volta veicolate dalle singole Regioni agli enti territoriali per la realizzazione dei progetti.

Da ultimo, la Legge di bilancio 2021 (L. n. 178/2020) ha previsto un nuovo fondo per la valorizzazione dei caregiver, con una dotazione pari a 30 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2021-2023.

Tra le tutele riconosciute a chi assiste familiari con disabilità rientrano i permessi retribuiti dall’INPS, previsti dalla Legge n. 104/1992.

La possibilità di assentarsi dal lavoro, mantenendo comunque la retribuzione a carico dell’Istituto, è riconosciuta, nel limite massimo di tre giorni al mese, a colui che presta assistenza al familiare con disabilità grave, non ricoverato a tempo pieno.

Rientrano tra i beneficiari dei permessi:

  • Genitori;
  • Coniuge (o parte dell’unione civile);
  • Convivente;
  • Parenti o affini entro il secondo grado.

Il diritto si estende ai parenti o affini entro il terzo grado nel caso in cui:

  • Genitori;
  • Coniuge (o la parte dell’unione civile);
  • Convivente;

si trovino in una delle seguenti situazioni:

  • Hanno compiuto 65 anni;
  • Sono affetti da patologie invalidanti e permanenti;
  • Sono deceduti o mancanti.

Il diritto ai permessi spetta (previa domanda all’INPS) ad un solo familiare per l’assistenza allo stesso disabile (cosiddetto “referente unico”).

I familiari di persona gravemente disabile possono assentarsi dal lavoro a titolo di congedo straordinario, nel limite massimo di due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa.

Il congedo, economicamente a carico dell’INPS, in misura pari alla retribuzione percepita nel mese che precede l’assenza, è riconosciuto a seguito di apposita domanda all’Istituto.

I soggetti che beneficiano del congedo straordinario per un periodo continuativo non superiore a sei mesi, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro fruendo di permessi non retribuiti, in misura pari al numero dei giorni di congedo che avrebbero maturato nello stesso periodo.

I caregiver che hanno diritto ad assentarsi dal lavoro in permesso retribuito ai sensi della Legge n. 104/1992 possono altresì scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere.

È inoltre obbligatorio il consenso dell’interessato in caso di possibile trasferimento ad altra sede o unità produttiva, eccezion fatta per le ipotesi in cui la presenza del lavoratore generi contrasti o tensioni, con importanti ripercussioni sul regolare svolgimento dell’attività lavorativa.

I caregiver rientrano tra i soggetti beneficiari dell’Ape sociale, strumento che consente di anticipare la pensione a 63 anni e 5 mesi di età con un’anzianità contributiva non inferiore a 30 anni.

L’Ape è corrisposta in dodici quote mensili dall’INPS, con la funzione di accompagnare il beneficiario alla pensione. L’importo del sussidio è determinato in base alla rata mensile della pensione di vecchiaia, calcolata momento della domanda. La somma non potrà in ogni caso eccedere i 1.500,00 euro lordi mensili.

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica erogata dall’INPS indirettamente a beneficio dei caregiver.

La misura spetta infatti a favore dei mutilati o invalidi totali, per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore ovvero l’incapacità a compiere gli atti quotidiani della vita.

Il sussidio, erogato previa domanda all’INPS, spetta in dodici quote mensili ciascuna pari a 522,10 euro (valore applicato per l’anno 2021).

L’importo percepito è totalmente esente da IRPEF e non dev’essere riportato in dichiarazione dei redditi.

I caregiver che hanno fiscalmente a carico il familiare assistito possono beneficiare di una serie di misure fiscali di favore.

Si citano ad esempio:

  • Detrazione IRPEF pari al 19% sul costo di acquisto dei mezzi di locomozione;
  • IVA al 4% per l’acquisto di autovetture nuove o usate;
  • Esenzione permanente dal pagamento del bollo auto;
  • Detrazione IRPEF al 19% per spese sanitarie ed acquisto di mezzi di ausilio;
  • Detrazione (sempre pari al 19%) a fronte dei costi sostenuti per gli addetti all’assistenza a persone non autosufficienti.

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