Sport H

Amicizie...

Lo sport ha un grande pregio cioè quello di unire e creare amicizie.

Emozioni...

Dagli allenamenti alle gare è un girotondo di conoscenze e grandi emozioni.

tornare a vivere emozioni ritrovando l’autostima

Sport e disabilità

I benefici dello sport per disabili

Lo sport è anche un’attività ricreativa che può aprire le porte di grandi legami che durano anche tutta la vita, dalle amicizie agli amori: nulla è escluso.

Al di la del romanticismo, ci sono dei benefici importanti che lo sport può regalare ai disabili.
Oltre a quelli noti per la salute, ci sono gli aspetti emotivi e sociologici.
Il disabile che fa sport non conosce gli ostacoli, anzi riesce a eliminarli o ad aggirarli.
Significa vedere il proprio corpo sotto un’altra prospettiva, quella attiva e che partecipa.

Chi non è disabile vede questo mondo pieno di “stop”, mentre le strade che si possono aprire sono tante.
Qualcuna potrebbe essere in salita, ma arrivati in cima si ammira un panorama mozzafiato.

Sport e consapevolezza del corpo

Lo sport fa prendere una maggiore consapevolezza del proprio corpo, non solo con i suoi limiti. Si possono scoprire anche le sue potenzialità e inaspettate risorse.
Cimentarsi un’attività motoria insegna a gestire meglio anche le emozioni e ad acquistare fiducia in se stessi.
Prendere coscienza della propria fisicità aiuta ad avvicinarsi anche agli altri nel migliore dei modi: essendo se stessi.

Muoversi in qualsiasi modo, ma soprattutto facendo sport e attività ricreative, migliora l’umore. Il cervello libera nell’organismo le endorfine, che sono anche chiamate l’ormone della felicità.

Per lo stesso motivo aiuta anche a riposare meglio e a risvegliarsi pieni di energie, per ricominciare al meglio un nuovo giorno.

Nessun limite nello sport per disabili

Quali sono gli sport che possono fare i disabili? Si potrebbe dire che ormai non c’è un limite preciso su cosa si può o non si può fare.
Dal 1960 esistono le Paralimpiadi che hanno dimostrato come lo sport fa sentire parte di un gruppo e dona slancio verso la sana competitività.
Dal tennis allo sci, dal carling all’equitazione, fino judo e alla scherma c’è l’imbarazzo della scelta.

Nessun handicap può fermare la voglia di divertirsi e di mettersi alla prova. Per questo è importante scegliere un’attività agonista e cominciare a viverla insieme agli altri.

 

Lo sport è un diritto

“qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli”.

Le regole per progettare impianti sportivi senza barriere e accessibili a tutti

Praticare sport è un diritto di tutti e anche le persone che hanno difficoltà motorie o sensoriali, temporanee o permanenti, devono poter godere della gioia e del benessere che l’esercizio fisico e il gioco di squadra sanno dare. In Italia, la Legge 104/92, all’articolo 23, stabilisce che devono essere rimossi gli ostacoli all’esercizio di attività sportive affinché anche le persone disabili possano praticare sport senza limitazioni. Di conseguenza, regioni, comuni ed il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) hanno la responsabilità di rendere accessibili e fruibili a tutti le strutture di loro competenza, eliminando le barriere architettoniche negli impianti sportivi. I requisiti a cui attenersi sono diversi e dipendono da dimensioni e caratteristiche della struttura.

Stadi e Palazzetti

I grandi impianti come gli stadi e i palazzetti devono rispettare il requisito della accessibilità, perciò le persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale devono poter raggiungere l’edificio e le sue singole unità, potervi entrare facilmente, usare spazi e attrezzature in modo sicuro e autonomo. In queste strutture, che possono ospitare anche decine di migliaia di persone, devono essere presenti spazi esterni accessibili ai disabili o almeno un percorso che li conduca facilmente dalla strada all’edificio, deve essere presente un bagno accessibile su ogni piano e in prossimità delle vie di uscita o dei luoghi sicuri statici, devono esserci spazi liberi riservati alle persone su sedia a rotelle. Le palestre private e i piccoli centri fitness, invece, sono considerati luoghi aperti al pubblico perché sono attività a carattere prevalentemente commerciale e di conseguenza devono rispettare solo il requisito della visitabilità. Ciò significa che le persone con difficoltà motorie o sensoriali devono poter accedere ad almeno un bagno e agli spazi di relazione.

Come organizzare le aree di parcheggio e le vie di esodo

Le regole imposte dal CONI prevedono che l’impianto sportivo sia dotato di aree di parcheggio riservate alle persone con disabilità e che queste debbano trovarsi vicino agli ingressi e alle uscite. Nei parcheggi destinati agli spettatori e agli atleti deve essere presente almeno un posto auto per disabili ogni 50 ed il percorso di collegamento tra queste aree di parcheggio e l’entrata dell’impianto sportivo deve essere privo di barriere architettoniche. Il testo della delibera stabilisce anche le regole per l’uscita sicura dei disabili dalla struttura. Gli impianti sportivi, infatti, possono ospitare anche decine di migliaia di persone, quindi le vie di esodo,che permettono alle persone di spostarsi in luoghi sicuri senza ostacoli, devono tenere conto del numero massimo di persone che possono affollare la struttura, del livello di attività sportiva praticato in quell’impianto e del numero di persone presenti nello stesso momento. Nella progettazione di queste vie bisogna considerare anche dei tempi che le persone con disabilità potrebbero impiegare per uscire dall’impianto e quindi prevedere, dove necessario, dei luoghi sicuri per loro.

Spogliatoi e locali di primo soccorso accessibili

Gli spogliatoi per chi pratica sport devono essere accessibili e utilizzabili anche da chi ha una disabilità, perciò la luce netta delle porte non deve essere inferiore a 0,90 m. Se ci sono corridoi, disimpegni e passaggi all’interno di quest’area dell’impianto, devono essere strutturati in modo che anche le persone sulla sedia a rotelle possano muoversi e transitare agevolmente, così come indicato dalla normativa in vigore, e da ogni spogliatoio si deve poter accedere al bagno e alle docce. Deve essere presente una panca lunga 0,80 m e profonda circa 0,50 m con uno spazio laterale libero di 0,80 m dove poter lasciare la sedia a rotelle. Infine, dev’essere presente una fontanella di acqua potabile nelle immediate vicinanze dello spogliatoio. Anche gli spogliatoi riservati ai giudici di gara e agli istruttori devono essere strutturati per chi ha difficoltà motorie o sensoriali, quindi almeno uno dei bagni deve essere accessibile anche a chi ha una disabilità ed è sconsigliata la presenza della doccia al suo interno. Quando si pratica sport gli infortuni sono piuttosto frequenti, perciò l’impianto deve prevedere un locale di primo soccorso, che dovrebbe trovarsi vicino agli spogliatoi e che, in ogni caso, deve essere facile da raggiungere sia dalle aree dell’impianto destinate alla pratica sportiva vera e propria, sia dall’esterno. Lo spazio tra una zona e l’altra deve essere tale da poter spostare facilmente anche una barella e in questo locale dev’essere presente un bagno accessibile e utilizzabile da tutti.

Meno stress con lo sport per disabili

Il corpo si potenzia, si rinforza e in alcuni casi, si riesce a compiere qualche azione che prima invece sembrava impossibile. Non a caso per alcuni disabili gli esercizi mirati aiutano a migliorare la mobilità nel tempo. Non importa la fatica che un portatore di handicap ci può impiegare, perché l’importante è farlo con tutta la grinta di cui si è capaci. Questo vuol dire che negli anni tutte le difficoltà che si potrebbero presentare saranno affrontate con uno spirito più forte. Non è un mistero che l’attività fisica aiuta anche a scaricare lo stress e la tensione. Le giornate buie che ogni tanto arrivano, saranno meno pesanti perché lo sport rappresenta la capacità rinnovata e il possibile. Non si tratta solo di dimostrarlo a se stessi quanto si vale, ma anche gli altri apprezzeranno ancora di più tanta voglia di fare e di costruire.

Vivere la disabilità nello sport

Chi è disabile sa di vivere con il suo problema esattamente come si fa con il colore degli occhi o i tratti del viso. Non si possono cambiare, ma migliorare con l’impegno e la dedizione. Allo stesso modo funziona il mondo dello sport anche per chi è portatore di handicap. Ogni giorno sono tantissimi gli atleti disabili che possono dimostrare quanto lo sport ha cambiato la loro vita in meglio. Non rimane che cominciare a pensare quale sarà la prossima attività nella quale impegnarsi. Sarà un autentica scoperta, un nuovo orizzonte per ritrovare l’autostima e credere di più in se stessi.

S + H = Vita

effettuare sopralluoghi e poi eseguire le opere necessarie per rimuovere gli “ ostacoli” presenti.

Alcune Questioni

Tanti e diversi sono i benefici dello sport per i disabili. A partire dal miglioramento dell’umore e delle condizioni di salute, come la prevenzione del declino muscolare e osseo. Tra i benefici a livello mentale ricordiamo, invece, la riduzione dello stress e la capacità di staccare dai problemi quotidiani.

Possiamo quindi dire che gli sportivi disabili diventano più forti fisicamente. Ma anche mentalmente dato che acquisiscono maggiore determinazione, autostima, fiducia in se stessi e ottimismo. Tutti riconosciamo l’alto valore educativo dello sport e la sua capacità di mettere al centro l’uomo e le sue potenzialità.

Il disabile, quindi, può e deve praticare spot, e per questo può richiedere il certificato al medico di base per l’attività amatoriale o al medico sportivo per l’attività agonistica. Purtroppo, ad oggi, non esistono ancora norme per l’accesso gratuito agli impianti sportivi comunali per i disabili, anche se la legge 104 prevede detrazioni fiscali apposite.

Ad esempio, lo sportivo può detrarre il 19% della spesa per un importo non superiore ai 210 euro annuali per l’iscrizione annuale o l’abbonamento ad associazioni sportive. Tale detrazione è riservata ai bambini e ragazzi tra i 5 e i 18 anni.

Il 75% delle persone disabili che fanno sport in Italia afferma di essere soddisfatto della sua vita e che lo sport ha migliorato la percezione del quotidiano. Purtroppo, dei 3 milioni e 119 mila disabili gravi in Italia, ancora 2 milioni non fanno sport, e, di questi, solo il 2% è soddisfatto di questa scelta.


Di tutti i disabili gravi italiani, ben 120 mila sono gli under 25 e anche tra coloro che dicono di avere limitazioni gravi, solo 269 mila praticano attività sportiva, ovvero l’8,5% dei disabili. La prevalenza è, inoltre, degli uomini rispetto alle donne e tra i 3 e 14 anni solo il 45,6% dei bambini disabili fa sport con regolarità.

Il principale limite è dato dalla percezione della propria disabilità, dai freni interiori. Ma anche dalla presenza di barriere oggettive reali.

Un valido modello per i giovani italiani sono, però, gli sportivi disabili come Beatrice Vio. Che ha saputo raggiungere importanti traguardi scherzando sulla sua disabilità, come puoi leggere in questa intervista.

Oltre agli spazi per chi pratica sport, non dobbiamo dimenticare che devono essere privi di barriere architettoniche anche gli spazi destinati agli spettatori disabili, che devono permettere la libertà di movimento a tutti.

Senza dimenticare le aree indipendenti per altri disabili, come autorità, ospiti e media dato che anche queste devono essere realizzate su misura per loro.

In conclusione, fare sport è un diritto di tutti, anche delle persone disabili e la normativa di settore si sta muovendo in questo senso per assicurare benessere anche ai disabili in Italia.

Parlare di barriere architettoniche nello sport significa riferirsi sia a chi vuole praticare sport da disabile, sia a chi vuole assistere agli eventi sportivi. Dato che come abbiamo visto lo sport è diritto anche per chi soffre di difficoltà motorie o sensoriali temporanee o permanenti, come definite dalla legge 104. In questo modo anche gli sportivi disabili potranno godere della gioia e del benessere, che solo l’esercizio fisico e il far parte di una squadra sanno offrire.

Entrando nel dettaglio della Legge 104/92, l’articolo 23 stabilisce che devono essere rimossi gli ostacoli per l’esercizio delle attività sportive. Per agevolare lo sport per disabili senza limitazioni.

È quindi compito dei comuni, ma soprattutto del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) rendere accessibili davvero a chiunque palazzetti, stadi e centri o impianti sportivi. Eliminando le barriere architettoniche. In particolare è prevista un’attenzione speciale per chi ha ridotte capacità motorie o sensoriali, dato che la persona deve poter accedere facilmente e usufruire delle attrezzature e degli spazi in modo autonomo e sicuro.

Ogni struttura deve avere anche uno spazio esterno accessibile al disabile e un bagno su ogni piano, mentre nei pressi delle vie di uscita devono esserci spazi liberi riservati alle carrozzine.

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