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Da Peba a Fapi..

Agire per la tutela dei Diritti delle persone con disabilità e Non Solo.

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Article ONU - Informare Come Diritto

Peba, il Dinosauro

"Non si può fare". La Vera Barriera

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Informare come Diritto

I due concetti base proclamati dalla Convenzione ONU determinano:

• Ogni nuovo intervento pubblico deve essere progettato mediante il “Design for All”, quindi perfettamente fruibile da ogni cittadino indipendentemente da eventuali forme di disabilità.

• Ogni approccio all’esistente deve essere ispirato ai principi di “Accomodamento ragionevole”, cioè orientato ad affrontare le fruibilità degli spazi secondo principi di ragionevole compromesso tra costi e risultati ottenuti. (… avrei inserito … “con applicazione del Buon Senso)..ndr).

Il P.E.B.A. nella sua struttura prevede uno svolgimento in tre fasi:

1. Raccolta dati e mappatura criticità

2. Redazione del Piano, definizione linee intervento

3. Verifica dei contenuti del Piano e presentazione.

Avendo ben presente che i P.E.B.A. focalizzano esclusivamente un’indagine sul territorio degli spazi ed edifici nelle specifiche criticità, una volta terminata suddetta indagine, spesso cade come lettera morta al passaggio successivo in cui i tecnici ed operatori del settore debbono intervenire.

Oltre..

L’emanazione della Legge n° 18/2009 del 03.03.2009 di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ha riconosciuto agli stessi il diritto naturale alla mobilità e alla piena autonomia e fruizione degli spazi collettivi con la piena partecipazione alla vita sociale.
Il successivo D.P.R. del 04.10.2013 ha imposto, agli Enti interessati, la predisposizione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche come strumenti più idonei al coordinamento delle azioni in tema di contenimento delle barriere architettoniche.

A ben poco (se non nulla) serve una indagine ad ampio raggio se una volta evidenziate le criticità non si persegue lo scopo di tale indagine. Una ristrutturazione globale ed oggettiva deve prevedere come obiettivo il cambiamento ambientale urbanistico e culturale. Il principale scopo è sfruttare soluzioni tecniche più appropriate, ragionare su soluzioni socio-economiche positive, adoperarsi affinchè i servizi siano un beneficio per la collettività.

Nell’immaginario collettivo si tende ad associare il concetto di disabilità alle persone costrette all’uso della sedia a rotelle, ma le disabilità sono di varia natura ed occupano vari gradi di difficoltà. Come ad esempio, i non vedenti ed ipovedenti, i sordomuti, varie disabilità psico-sensoriali per i quali i punti di pericolo presenti nello spazio devono essere eliminati o comunque attenuati.

Le distanze costituiscono una barriera per le persone con limitazioni motorie, gli ostacoli naturali o meccanici in strutture complesse come parchi e aree naturali, fiere e musei, spazi urbani pedonalizzati decifitano le varie forme di movimento sia nello spazio verticale che orizzontale

Quindi, l’accessibilità, non rimane articolo esclusivo per le categorie di estremo disagio, poiché è sempre più percepibile l’aumento della popolazione in età avanzata, portatrice di numerose patologie di carattere degenerativo, il numero considerevole di persone colpite da infortunio temporaneo a medio/lungo periodo, le donne in gravidanza, genitori e nonni alle prese con carrozzine o passeggini, i lavoratori che devono movimentare carichi pesanti o anche persone normali che usufruiscono di carrelli o trolley, richiedono una maggiore attenzione all’abbattimento delle barriere architettoniche.

Come definito nel “Universal Design” per chi, e non solo, progetta e realizza opere a servizio pubblico, immedesimarsi nelle limitazioni di altre persone è un esercizio mentale utile, poiché porta alla risoluzione di un problema protrattasi per lungo tempo e sottovalutato, quando invece è di fondamentale importanza.

Note:

1.Concetti Base Convenzione ONU

I due concetti base proclamati dalla Convenzione ONU determinano:

  • Ogni nuovo intervento pubblico deve essere progettato mediante il “Design for All”, quindi perfettamente fruibile da ogni cittadino indinpendentemente da eventuali forme di disabilità.
  • Ogni approccio all’esistente deve essere ispirato ai principi di “Accomodamento ragionevole”, cioè orientato ad affrontare le fruibilità degli spazi secondo principi di ragionevole compromesso tra costi e risultati ottenuti.

2.Universal Design

L’origine del termine Universal Design si fa risalire al 1995, quando furono elaborati il concetto ed i suoi 7 principi, nell’ambito di un gruppo multidisciplinare di esperti al The Center for Universal Design della North Carolina State University, negli Stati Uniti. Secondo questa filosofia, l’Universal Design, o “Progettazione Universale”, “è la progettazione di prodotti e ambienti utilizzabili da tutti, con la maggiore estensione possibile, senza necessità di adeguamenti o di soluzioni speciali. Lo scopo della progettazione universale è semplificare la vita per chiunque realizzando prodotti, mezzi di comunicazione e un ambiente costruito maggiormente utilizzabili da più di persone, con un costo aggiuntivo ridotto o azzerato. Il concetto della progettazione universale ha come target di riferimento tutte le persone di tutte le età, misure e abilità”. A distanza di circa 10 anni, nel 2006, sarà la stessa Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità a riprendere e definire tale concetto (art. 2) impegnando gli Stati membri a “promuoverne la disponibilità ed uso, ed incoraggiare la progettazione universale nell’elaborazione di norme e linee guida”(art. 4). Questa definizione può essere considerata, oggi, come ufficiale, in quanto la Convenzione ONU è stata ratificata con una legge dello stato italiano (legge 18/2009), e risulta sostanzialmente analoga a quella precedente: “Per “progettazione universale” si intende la progettazione di prodotti, strutture, programmi e servizi utilizzabili da tutte le persone, nella misura più estesa possibile, senza il bisogno di adattamenti o di progettazioni specializzate. La “progettazione universale” non esclude dispositivi di sostegno per particolari gruppi di persone con disabilità ove siano necessari.” (Convenzione ONU, art. 2, anno 2006). Il termine di Universal Design già da alcuni anni è entrato nel nostro linguaggio comune e viene usato con una certa disinvoltura non solo da parte di tecnici ma anche da parte di coloro che sono impegnati in progetti e servizi sia con finalità sociale che a carattere inclusivo. Fatta chiarezza sul significato e l’origine del termine sarà utile affrontare un altro elemento di possibile criticità dato dalla compresenza di più terminologie quali “integral accessibility”, “design for all”, “inclusive design” e “universal design”. Anche se, a volte, le sfumature interpretative possono essere diverse, ai fini progettuali di spazi e ambienti, possiamo dire che vi sia uniformità di visione e di intenti. Si veda ad esempio la definizione ufficiale di “Design for All”, riportata nella Dichiarazione approvata dall’Istituto Europeo per il Design e la Disabilità, nell’Assemblea Annuale di Stoccolma del 9 maggio 2004. Da questa emerge che il “Design for All è la progettazione che si rivolge alla diversità umana, alla inclusione sociale e all’uguaglianza. E’ un modo di pensare la progettazione di spazi ed oggetti che mette in grado tutti di accedere con pari opportunità alla partecipazione nella società. Questo approccio olistico ed innovativo costituisce una sfida creativa ed etica ad ogni designer, progettista, imprenditore, amministratore pubblico e leader politico. Lo scopo del Design for All è facilitare per tutti le pari opportunità di partecipazione in ogni aspetto della società. Per realizzare lo scopo, l’ambiente costruito, gli oggetti quotidiani, i servizi, la cultura e le informazioni – in breve ogni cosa progettata e realizzata da persone perché altri la utilizzino – deve essere accessibile, comoda da usare per ognuno nella società e capace di rispondere all’evoluzione della diversità umana.” In conclusione, al di là dei luoghi e dei tempi che vedono questa filosofia progettuale emergere nei due continenti, quello americano e quello europeo, ritengo utile ribadire che la progettazione universale vada considerata come una strategia volta a migliorare la qualità di vita per tutti, con una fascia di utenza più ampia possibile, con la realizzazione di ambienti costruiti, prodotti e sistemi di comunicazione accessibili, utilizzabili e comprensibili. Un obbiettivo da perseguire con soluzioni che risultino il più possibile naturali e garantiscano indipendenza, senza adattamenti o soluzioni di design specializzate. Per dirla con un esempio pratico, un servizio igienico “dedicato” alle persone con disabilità non rientra in questa logica, mentre un bagno che può essere utilizzato da tutti e che risulti non solo accessibile, ma anche comodo e sicuro, in relazione alle esigenze di persone con disabilità di tipo diverso (fisico, sensoriale e cognitivo), rientra in questa filosofia. Il “Design for All” coinvolge tutte le competenze e si applica a tutto l’ambiente costruito: strutture, infrastrutture, ma anche ambiente virtuale, tecnologie di servizio, di comunicazione ed informazione. Nel rispetto dei diritti sociali e civili di tutti i cittadini “Design for All” è un modo nuovo e globale di affrontare la progettazione di prodotti, strutture, infrastrutture, programmi e servizi, garantendo a tutte le persone, nella massima estensione possibile, di potersi muovere nell’ambiente costruito, in modo autonomo, di svolgere tutte le attività che sono possibili (sociali, lavorative, educative, ricreative, turistiche,…) in modo semplice ed intuitivo, in piena sicurezza e salute, evitando così adattamenti a posteriori o prevedendo interventi specialistici. Le soluzioni devono essere appropriate, commisurate alle capacità prestazionali dell’individuo, inclusive dei bisogni di tutti, in modo da evitare qualsiasi forma di discriminazione. Il Design for All è un requisito non negoziabile dell’ambiente costruito. La società è basata sulla diversità e solo dando una risposta ampia e flessibile questa diversità sarà risorsa e non limitazione. Design for All significa ascoltare i bisogni della gente e provvedere di conseguenza: il non fare o fare male costa troppo sia alla società che all’individuo. Benefici per chi non ha disabilità Il “Design for All” migliora la qualità del servizio per tutti gli utenti, senza discriminazioni di sorta ed è un investimento per il futuro, in quanto diminuisce il rischio degli incidenti, diminuisce la spesa pubblica e privata per adeguamenti a posteriori e per interventi specialistici. Progettare con l’obiettivo del Design significa non fare interventi specialistici e quindi non rendere percepibile, oltre che adatta a solo un gruppo di persone, la soluzione particolare. Politica adottata a livello Europeo Il “Design for All” è stato ufficialmente adottato con la COM (2003) 650 ed è stato inserito nel 6° Programma. E’ una parte essenziale del programma concordato nel 2000 in occasione del Consiglio Europeo di Lisbona, tendente al rinnovamento sociale ed economico dell’Europa entro il 2010 in quanto deve diventare un processo globale di cui possa beneficiare un ampio numero di persone per raccogliere la sfida di crescita e di sviluppo sostenibile, per questo motivo il rinnovamento sociale ed economico dell’Europa si raggiungerà attraverso i seguenti quattro obbiettivi : accrescere la competitività, raggiungere la piena occupazione, rafforzare la coesione sociale e promuovere lo sviluppo sostenibile.

3.Design For All

Il “Design for All” coinvolge tutte le competenze e si applica a tutto l’ambiente costruito: strutture, infrastrutture, ma anche ambiente virtuale, tecnologie di servizio, di comunicazione ed informazione. Nel rispetto dei diritti sociali e civili di tutti i cittadini “Design for All” è un modo nuovo e globale di affrontare la progettazione di prodotti, strutture, infrastrutture, programmi e servizi, garantendo a tutte le persone, nella massima estensione possibile, di potersi muovere nell’ambiente costruito, in modo autonomo, di svolgere tutte le attività che sono possibili (sociali, lavorative, educative, ricreative, turistiche,…) in modo semplice ed intuitivo, in piena sicurezza e salute, evitando così adattamenti a posteriori o prevedendo interventi specialistici. Le soluzioni devono essere appropriate, commisurate alle capacità prestazionali dell’individuo, inclusive dei bisogni di tutti, in modo da evitare qualsiasi forma di discriminazione. Il Design for All è un requisito non negoziabile dell’ambiente costruito. La società è basata sulla diversità e solo dando una risposta ampia e flessibile questa diversità sarà risorsa e non limitazione. Design for All significa ascoltare i bisogni della gente e provvedere di conseguenza: il non fare o fare male costa troppo sia alla società che all’individuo. Benefici per chi non ha disabilità Il “Design for All” migliora la qualità del servizio per tutti gli utenti, senza discriminazioni di sorta ed è un investimento per il futuro, in quanto diminuisce il rischio degli incidenti, diminuisce la spesa pubblica e privata per adeguamenti a posteriori e per interventi specialistici. Progettare con l’obiettivo del Design significa non fare interventi specialistici e quindi non rendere percepibile, oltre che adatta a solo un gruppo di persone, la soluzione particolare. Politica adottata a livello Europeo Il “Design for All” è stato ufficialmente adottato con la COM (2003) 650 ed è stato inserito nel 6° Programma. E’ una parte essenziale del programma concordato nel 2000 in occasione del Consiglio Europeo di Lisbona, tendente al rinnovamento sociale ed economico dell’Europa entro il 2010 in quanto deve diventare un processo globale di cui possa beneficiare un ampio numero di persone per raccogliere la sfida di crescita e di sviluppo sostenibile, per questo motivo il rinnovamento sociale ed economico dell’Europa si raggiungerà attraverso i seguenti quattro obbiettivi : accrescere la competitività, raggiungere la piena occupazione, rafforzare la coesione sociale e promuovere lo sviluppo sostenibile.

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